Cap 7 I sentieri e la scala che portano alla Chiesa della Madonna delle grazie - Madonna delle Grazie Sora

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Cap 7 I sentieri e la scala che portano alla Chiesa della Madonna delle grazie

Storia

I SENTIERI E LA SCALA CHE PORTANO ALLA CHIESA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE

Debbo ringraziare la cortesia del Preposto di S. Restituta, Mons. Vincenzo Marciano, se sono in grado di inserire nella presente monografia alcune notizie sulla lunga scala che da Sora con relativa facile ascesa ci conduce alla Chiesa della Madonna delle Grazie.


Che cosa significa conservare gelosamente fogli dispersi che parlano del passato!

Busto antichissimo di San Casto

Ma, prima di parlare della scala, che è piuttosto recente, è troppo giusta un'altra domanda: come si saliva sul monte su cui è situata la chiesa?
Due viottoli, non certo comodissimi, tracciati dalla necessità e dalla pietà dei fedeli, portavano lassù: l'uno, partendo da Via Cittadella, passava davanti alla Chiesa di S. Antonio Abate e si inerpicava tra cespugli e rocce per giungere poi allo spiazzo dell'alzabandiera; l'altro dalla Piazzetta di S. Silvestro e girando da Via Bellisario raggiungeva come il primo viottolo lo stesso spiazzo.

Anche oggi sono i due sentieri descritti ad essere percorsi dai fedeli che si recano alla Madonna delle Grazie. C'è anche qualche devoto che da Via Spinelle taglia direttamente la montagna e si trova dopo poche falcate attraverso un viottolo meno frequentato sul piazzale della Chiesa.
Anche oggi continuano tali viottoli ad essere percorsi dai fedeli che in tutti i sabati dell'anno e nelle mattine del mese di maggio vanno a pregare la Madonna.

Ma torniamo alla lunga scala che da Via Pianello (la via che è circa allo stesso livello della città e che rasenta la pendice del monte) porta dal 1908 al piazzale della Madonna delle Grazie.
La scala di comodi gradini di pietra fu realizzata dallo zelo di un buon Preposto di S. Restituta, D. Filippo Loffredo, aiutato dal generoso concorso del popolo di Sora, specialmente da parte di Nicola Lolli.

La scala, più o meno, ha seguito lo stesso tracciato dell'antico sentiero che percorrevano i sorani, come dirò alla fine del capitolo.

E, prima di descrivere più particolarmente la scala di ben 409 gradini, partendo però dai gradini che iniziano da Via Pianello, è doveroso ricordare che il Preposto Loffredo per tanto tempo salì questa scala la sera di molti venerdì per trovarsi pronto il sabato mattina, a disposizione dei devoti, per le confessioni e per la S. Messa.

La scala vera e propria comincia alle ultime scale di Sora anche se esse hanno termine dopo 36 gradini, sempre partendo da Via Pianello. Il muratore della scala fu Giambattista Rosa e lo scalpellino Angelo Bottini, ambedue di Sora.

Ogni gradino venne a costare 13 lire!!! C'è semplicemente da ridere nel pensare alla cifra irrisoria di allora confrontata col valore della moneta nel 1976. Qualche difficoltà dovette essere superata con mine, per rendere meno ripida la salita. Il percorso è di circa 300 metri.

Dopo, dunque, 36 gradini siamo all'ultima casa di Sora: è uno dei tratti più pesanti della salita; si continua poi per piegare a sinistra con una curva e la prima Croce. Da qui, superati 60 gradini, troviamo una prima piazzola e la seconda Croce della Via Crucis, innalzata in alto a sinistra. Ancora 40 gradini e subito la terza Croce, a destra sulla roccia, su un piedistallo piuttosto rozzo di pietra.

Comincia ora un'altra curva, che va a sinistra e poi piega a destra, con 31 gradini: al termine un comodo sedile di pietra che non dispiace a chi ha bisogno di riprendere fiato e di riposarsi alquanto.

Dopo il sedile ha inizio un altro tratto, quasi dritto, di salita: alla sinistra una muraglia di pietra viva, a destra delle piante sparse di olivi. E si innalza la quarta Croce, piantata sulla roccia.

A destra si apre un vallone con oliveto e a sinistra una parete rocciosa. Da qui si inseguono 10 rampe della lunga scala: i gradini sono ora più larghi, però tra una rampa e l'altra non sono eguali le distanze. Le piazzole sono selciate con ciottoli. Sono 16 i gradini della prima rampa e 15 della seconda; a sinistra di questa la quinta Croce. La piazzola dopo i 12 gradini della terza rampa è più lunga di fronte alle altre, mentre dopo i 7 gradini della quarta rampa con piazzola ancora più lunga della precedente incontriamo a sinistra la sesta Croce.

La quinta e la sesta rampa sono rispettivamente di 6 e di 8 gradini. Di fronte al primo gradino della settima rampa, di 10 gradini, a sinistra, è collocata la settima Croce. Le 7 croci già ricordate sono state situate quasi sempre sulla roccia per la difficoltà di trovare a sinistra della dura salita posizioni migliori.

I 10 gradini della settima rampa sono in leggera curva; anche la ottava Croce alla fine dell'ottava rampa di 10 gradini poggia su piedistallo di pietra come le altre sopra descritte.
Piante di olivi che si notavano solo a destra di chi saliva appaiono ora anche a sinistra della nona e della decima rampa, ciascuna di 10 gradini.

Un gradino isolato e siamo davanti alla nona Croce, eretta su piedistallo di pietre lavorate.
A questo punto la scala gira: con la linea delle 10 rampe già percorse e con quella delle 13 rampe seguenti la scala forma quasi un angolo acuto. La prima di queste ultime rampe di 13 gradini presenta muriccioli a destra e rocce che scendono a precipizio a sinistra. La seconda e la terza delle rampe sono di 9 gradini ciascuna.

Alla fine della terza rampa, volgendo a destra, c'è la Cappellina di S. Gaetano: una minuscola chiesina con altare. Si accede per due gradini alla chiesetta protetta da un cancello di ferro; danno luce al tempietto quattro finestrine laterali.

Continuando nella descrizione delle 13 rampe, di cui le prime tre sono state già ricordate, si procede speditamente per e altre 10: esse risultano, dalla quarta alla tredicesima, sempre salendo, di sei, nove, sei, cinque, sei, sei, cinque, quattro, otto e nove gradini.

Sta eretta la decima Croce dopo la quarta di queste rampe, la undicesima Croce dopo l'ottava
e la dodicesima Croce dopo la tredicesima rampa. Le ultime tre croci sono sorrette, come l'ottava, da piedistalli di pietre lavorate.

La penultima ascesa piega a destra in quattro brevi tratti, precisamente di cinque, cinque, sei e otto gradini. Al secondo tratto si incontra la stradicciola che, venendo su dalla piazzetta dell'alzabandiera, si ricongiunge alla scala, che ho descritta nei suoi particolari.

Alla stradicciola si incontrano i devoti che salgono alla Chiesa della Madonna delle Grazie da Via Cittadella e da S. Silvestro. Dalla terza rampa di questo penultimo tratto della scala non mancano né a destra né a sinistra piante sparse di olivi.

Cappellina della Madonna

Al culmine della quarta rampa si erige la tredicesima Croce su base di pietre lavorate come le ultime. Ormai siamo vicini alla meta. L'ultima salita di 17 gradini è senz'altro la più pesante, non solo perché sono gli ultimi gradini e si è già stanchi, ma anche perché in realtà i gradini sono più alti. I 17 gradini sono fiancheggiati da muri di protezione.

Alla fine di questa monografia storica saranno elencati i benefattori che negli ultimi tempi si sono distinti nella gara d'amore alla Madonna delle Grazie.
Nella facciata, tra l'architrave e il rosone, nel mezzo si legge: IN ME OMNIS GRATIA. In me ogni grazia. Nel gradino per cui si accede alla Chiesa, piuttosto rozzo, su ciottoli, c'è una data: 1905. Con molta probabilità la data che vide restauri nella chiesa e che preluse forse alla realizzazione della scala del 1908 di cui ho parlato diffusamente nel presente capitolo.
In alto, sulla facciata, a destra e a sinistra, due torrette come due piccoli campanili; da una sola, però, di queste torrette (da quella che guarda Sora a sud-est) è sospesa una campanella che chiama i fedeli alla preghiera e alle funzioni. Quando c'era lassù l'eremita, la campanella suonava all'ora di mezzogiorno e quando l'aria minacciava la tempesta.
Ritengo opportuno, prima di chiudere il capitolo, completare quando son venuto dicendo. Da una cronaca del 1861 di un diario privato risulta che anteriore alla scala del 1908 esisteva più o meno, lungo lo stesso tracciato una stradicciola di montagna. La cronaca la chiama strada, ma mi dicono i vecchi sorani, che la ricordano, che essa era molto accidentata e con tante asprezze. E mi piace riportare alla lettera le parole del documento: «Martedì, 14 maggio 1861; questa mattina si è posto mano a formare una buona strada per salire sulla Chiesa della Madonna delle Grazie, incominciandosi dal Largario della Chiesa istessa sul Monte, e questa spesa si fa interamente a devozione di Liberatore Farina di Sora di condizione locandiere».(1)

Non c'è dubbio che dovesse esistere anche prima della buona strada di Liberatore Farina almeno un altro viottolo, certamente più faticoso di quella.
Dalle suddette trasformazioni, succedutesi di tempo in tempo, senza contare quelle che non conosciamo, si desume con chiarezza che la devozione alla Madonna delle Grazie è andata sempre crescendo in Sora e che sempre si è sentita la necessità di rendere più facile e più comoda la salita che porta alla Chiesa.


(1)– Diario Lanna 1852-1871, Pag. 179

 
 
 
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