Cap 6 La chiesa della Madonna delle Grazie nel nostro secolo - Madonna delle Grazie Sora

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Cap 6 La chiesa della Madonna delle Grazie nel nostro secolo

Storia

LA CHIESA DELLA MADONNA DELLE GRAZIE NEL NOSTRO SECOLO

Innanzi tutto è doveroso ricordare all'inizio di questo capitolo che non una volta sola sono saliti al monte di Sora per visitare la Chiesa della Madonna delle Grazie gli ultimi cinque vescovi sorani: Antonio Maria lannotta, Agostino Mancinelli, Michele Fontevecchia, Biagio Musto e Carlo Minchiatti. Essi con il loro zelo e con le loro raccomandazioni hanno esortato sempre i fedeli a incrementare la devozione alla Madonna delle Grazie ed hanno sempre accompagnato con la loro presenza fisica o morale le cerimonie e le solenni manifestazioni che si sono svolte lassù nel nostro secolo.

L'affresco della Madonna delle Grazie dopo il restauro



Dopo questa premessa, dobbiamo tutti constatare che la Chiesa della Madonna delle Grazie mai forse come in questo secolo, e soprattutto negli anni a noi più vicini, trovò un numero così grande di devoti e benefattori.

Un crescendo di amore alla Chiesa e alla Madonna!

Nello stesso tempo mi perdoneranno quanti non saranno nominati in questo elenco di benefattori e di devoti. Forse non tutte le opere eseguite in questo ultimo scorcio di tempo compariranno nel mio lavoro storico, purtroppo le mie ricerche guidate da tanta buona volontà, per quanto era umanamente possibile, non mi hanno offerto notizie più abbondanti.

Quel che verrà detto in questo capitolo possa essere di sprone alle generazioni future perché facciano meglio della generazione presente e diventi un monito ai posteri di continuare una devozione quattro volte secolare. Quelle mura, ne siamo certi, saranno sempre degne della Madre di Dio!

Nel 1909, dunque, fu donata alla Chiesa, la bella statua della Madonna delle Grazie dai coniugi Nicola Lolli e Maria Grazia Tortolani.

La statua fu benedetta nel Sabato Santo di quell'anno: per molti anni la statua scendeva processionalmente dal monte e veniva portata nella Chiesa di S.Restituta per essere riportata il lunedì di Pasqua nel suo Santuario dopo una solenne processione per le vie della città. Siccome si verificavano non pochi inconvenienti, il vescovo sorano Agostino Mancinelli (1931-1936) non permise più né la festa né la processione.

Anche la Cappella fu dono di Nicola Lolli. La bella statua tranne i giorni nei quali rimane esposta alla venerazione dei fedeli nelle feste solenni è collocata a sinistra dell'Altare Maggiore, in cornu Epistolae, in una Cappella aperta nel Presbiterio, in una nicchia ben disposta e dipinta, sormontata da un bel panneggio di stucco.

Nel 1913, XVI Centenario Costantiniano, furono piantate su piedistalli ancora esistenti di pietre lavorate le cinque croci di ferro, che vanno da alcuni metri prima della Cappellina di San Gaetano fino all'ultima rampa di 17 gradini che portano alla porta della Chiesa della Madonna delle Grazie.

Al 1931 risalgono l'altare e il bel mosaico della Cappella della Madonna del Carmine, la cui manutenzione è affidata dal secolo passato alla Famiglia Mancinelli. Il mosaico rappresenta la Madonna del Carmine col Bambino in braccio mentre consegna lo scapolare a San Simone Stock.

Il mosaico che sostituì un antico quadro ad olio, mal ridotto dal tempo, venne da Venezia, donato appunto nel 1931 da Carlo Mancinelli e sorelle. L'altare di marmo, invece, fu preparato dal marmista Pugliese di Fontana Liri, mentre la messa in opera dell'altare e del mosaico fu eseguita dal muratore Giovanni Cupini di Sora.

II 16 luglio del 1931, festa del Carmine, in cui è riconoscibile nella parte posteriore lo stemma della Famiglia Mancinelli, e il mosaico furono solennemente benedetti da Mons. Vincenzo Tuzi, allora Cancelliere Vescovile e poi Vicario Generale della diocesi di Sora, assistito da Mons. Giuseppe Piccirilli, Preposto di S.Restituta, e da Don Maurizio Viani, Priore del monastero di San Domenico in Sora.

Nel 1932 Antonio Jucci donò la balaustra di marmo davanti l'altare Maggiore e il pavimento a getto di granito, tipo veneziano.

Nel 1933 col denaro avanzato nella festa del 2 luglio, Luigi Carnevale ordinò i primi banchi, che in seguito, tra il 1935 e il 1936, crebbero di numero, offerti da Francesco De Ciantis.

Grazie alle oblazioni dei fedeli, nel 1934, la Chiesa fu rinnovata perché si procedette alla stabilitura delle pareti della navata; anche la facciata a stucco fu opera di quel tempo. La messa in opera della stabilitura e della facciata si dovette a Ulderico Rosa. Nello stesso anno fu eretta la cantoria, dono di Vincenzo Gulia, realizzata da Rocco Gulia.

A ringraziamento della protezione accordata alla città di Sora dalla Madonna delle Grazie durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, un'aureola d'oro fu posta sul capo della statua della Madonna, nel 1948, ad iniziativa di Mario Gulia: le dodici stelle furono offerte da dodici famiglie sorane. L'aureola fino a quell'anno era solo di rame. Intervenne alla Incoronazione in una indimenticabile cerimonia il vescovo sorano Michele Fontevecchia (1936-1951). Per il grande concorso di popolazione si svolse la cerimonia all'aperto, nel piazzale dietro la sacrestia che guarda ora la grande Croce di ferro inaugurata nel 1974.

Ed ecco i lavori eseguiti nel 1951 per volere dei fratelli Loreto, Carlo e Felice Alonzi, emigrati dal principio del nostro secolo in America del Nord, che non badarono a spese purché il tempio della Vergine delle Grazie fosse rinnovato. I loro nomi sono ricordati da una lapide nella prima arcata a sinistra di chi entra nella Chiesa. In quell'anno 1951 fu smantellato il vecchio tetto con rinforzo delle capriate, con ancoraggio e sistemazione della rete metallica di controsoffitto. Fu rifatto quindi il tetto, previo tavolato, con soprastante cartone catramato ed orditura di listelli, con posa in opera del nuovo manto di tegole marsigliesi. Col rifacimento della mantovana all'uscita della sacrestia furono rimesse a nuovo le gronde. Furono eliminate le infiltrazioni di acque nelle due torrette della facciata. Paraspigoli in ferro furono posti nell'interno della Chiesa su tutti gli angoli e furono sostituite le finestre della Chiesa, eseguite da Vincenzo Ruzza. Le decorazioni interne furono lavoro del pittore sorano Aristodemo Giacchetti, con la collaborazione del nipote Augusto Giacchetti e di Clemente Cristini, con applicazione di stucchi e finiture in oro zecchino a foglio. Anche l'esterno fu sistemato con ripresa di intonaci, stuccature e tinteggiatura. Si pensò a sistemare le camere dietro la Chiesa, la sacrestia, l'abitazione dell'eremita con la costruzione di un gabinetto: Infine fu sistemato tutto il piazzale con un muro di cinta a ringhiera. Muratori furono Luigi e Vincenzo Lombardi.

Le difficoltà del trasporto dei materiali furono in parte superate dall'abnegazione dei fedeli che a gara, durante il Mese Mariano, portarono lassù qualche cosa. E' stata una gara che si è ripetuta non una volta sola nella non breve storia del tempio della Madonna delle Grazie.

Il 25 maggio i lavori erano terminati.

Nel 1956 alcuni devoti concorsero con le loro offerte all'acquisto di una nuova statua di S. Luigi: la vecchia statua del Santo era ridotta in uno stato pietoso.

Dal 1967 ad oggi la Chiesa della Madonna delle Grazie si è completamente trasformata in un crescendo mirabile di opere e di donazioni che ci fa orgogliosi di essere cittadini di questa terra, rimasta profondamente religiosa ai nostri tempi caratterizzati da poca fede e da un caparbio materialismo.
Furono rifatti al completo con relativa tinteggiatura nel 1967 con gli intonaci della sacrestia e della foresteria il solaio e il pavimento.

Alla fine del maggio 1967, a chiusura del Mese Mariano, si ebbe una novità: al calar della sera del 31 maggio, si svolse per la prima volta la fiaccolata che poi si è ripetuta tutti gli anni.

Salirono la storica scalinata sul monte con torce accese uomini e donne, giovani in maggior parte.

Lassù, nell'ampio piazzale, con discorso del vescovo Biagio Musto (1951-1971), si chiuse solennemente in un clima di fervore il mese della Madonna. Anche chi scrive queste pagine ha goduto questo spettacolo incomparabile di entusiasmo alla fine di maggio di uno di questi ultimi anni.

Come ho detto sopra, la fiaccolata si è ripetuta sempre più splendida, quasi sempre con l'intervento del Vescovo. Chi va in quel piazzale l'ultimo giorno di maggio può con gioia unire la propria voce a quella di una moltitudine di fedeli che pregano; ma anche chi rimane in città nel vedere quelle luci che ascendono e nel sentire quei canti, partecipa alla gioia di quanti sono saliti a tributare il loro amore alla Madre celeste.

Tutto si consuma col tempo e nel 1969 la Chiesa ebbe bisogno di nuovi banchi, anche se essi non sono sufficienti più per la popolazione che va alla pia pratica del mese di maggio sempre più numerosa. Ogni banco fu donato da una famiglia sorana. In quell'anno fu installato l'impianto di amplificazione: la capienza della Chiesa è quella che è e perciò con l'impianto anche i fedeli, costretti a restar fuori del tempio nel maggio o in altre solenni circostanze, possono seguire la Messa o le funzioni.

Nel 1971 la facciata della Chiesa ha cambiato volto: una facciata bianca di travertino che non sfugge all'ammirazione di chi salendo per l'ultima rampa se la trova improvvisamente davanti.
In quell'anno fu ripulito anche il pozzo e fu coperto; da allora un motorino elettrico porta l'acqua dal pozzo alla foresteria della Chiesa.

Nello stesso 1971 il piazzale di sud-est fu sistemato con pavimentazione a cemento.

Nel 1972 fu rinnovato il pavimento del presbiterio e furono ritinteggiate le mura esterne del tempio. Come appare da questa cronaca scarna il Comitato promotore, che non si è mai fermato, non ha perduto occasione alcuna per restauri urgenti o per nuove opere, animato sempre dal desiderio di fare della Chiesa sul monte di Sora un degno santuario della Madonna delle Grazie.

Nel 1974, la sacrestia e la foresteria ebbero un'altra pavimentazione mentre un muretto di cinta veniva condotto nel piazzale antistante alla chiesa nel versante di sud-ovest.

Sempre nel 1974 la facciata della Chiesa si abbellì di un nuovo rosone raffigurante la Madonna col Bambino in braccio. Anche al 1974 risalgono altre nove Croci di ferro che completano la Via Crucis con le cinque Croci già esistenti dal 1913. Otto delle nuove Croci sono state innalzate lungo la scala a gradini che viene da Via Pianello per incontrarsi con le altre cinque già erette; l'ultima, ed è la quattordicesima, è stata collocata dietro la chiesa nei pressi della strada che va a S. Casto.

E' una Croce alta diciassette metri, dei quali due sono interrati, pesante ben 17 quintali. Essa ricorderà il Secondo Congresso Eucaristico Interdiocesano, chiuso a Sora il 2 giugno 1974, in occasione del Settimo Centenario della morte di San Tommaso d'Aquino.

Nel 1975 il tetto della Chiesa è stato coperto con materiale onduline e nel 1976, l'anno che vede uscire questa breve monografia, si è provveduto a volgere verso il popolo il nuovo bellissimo altare di marmo, come desiderano le disposizioni liturgiche del Concilio Vaticano Secondo.
Altre spese sono state sostenute dal Comitato al principio del 1976 per riparare il tetto della Chiesa, danneggiato gravemente dal vento.

Il 1976 però rimarrà in memoria per il restauro dell'affresco che da secoli troneggia nella parete dell'Altare Maggiore.

Riporto qui del pittore Biagio Cascone, Maestro Restauratore dei Musei Vaticani, la relazione in merito al restauro, consegnata al Comitato promotore della Chiesa della Madonna delle Grazie:

«Madonna delle Grazie Affresco di autore ignoto - Fine Secolo XVIII - m. 0,48 X 69».

Questo devoto affresco, sito nel Santuario omonimo sovrastante Sora, si presentava in situazioni veramente fatiscenti. L'intonaco quasi del tutto distaccato, minacciava di cadere in più parti.

La Vergine, deturpata da crepe e buchi e da ridipinture grossolane e arbitrarie. Si decideva quindi di procedere con urgenza al distacco e relativo restauro. Dopo aver preventivamente bendato l'affresco con velatino e tela di lino e canapa, il giorno 26 ottobre 1975, procedetti allo strappo che riuscì perfettamente.

Portato nel mio studio il colore distaccato, procedevo alla pulitura del retro dell'affresco, togliendo ogni residuo di intonachino. Dopo aver bendato il retro con velatino e smalto irreversibile in acqua, iniziai lo sbendaggio del dipinto e relativa pulitura. Eseguita questa importante e delicata operazione, applicavo l'affresco perfettamente pulito, su telaio a crociera, tamburato con masonite temperata. A completo essiccamento, stuccavo le crepe le varie mancanze.

Il Restauro terminava con il ritocco pittorico, eseguito a tempera, rispettando in modo assoluto, il colore e il disegno originale. Disegno in molte parti incerto ed ingenuo, come per esempio nelle mani della Vergine. Documentazione fotografica: prima, durante e dopo il Restauro.

In fede
BIAGIO CASCONE

Roma, 28 novembre 1975

Il mosaico rappresenta la Madonna del Carmine col Bambino in braccio mentre consegna lo scapolare a San Simone Stock.

A questo punto mi si permetta di esprimere una mia opinione dopo la dettagliata relazione del Prof. Biagio Cascone, maestro insigne in simili restauri. Premetto che io non sono un competente in materia e non pretendo contestare minimamente quanto egli ci dice.
Però, mi sembra opportuno far notare che il vescovo Gagliano (1703-1717) visitando nel 1706 la Chiesetta della Madonna delle Grazie, trovò nella parete dell'Altare Maggiore “dipinta la devota immagine della Beata Vergine Maria, in grande venerazione nel popolo sorano, che sempre accorreva numeroso lassù”.

Io credo che quella Immagine dipinta risponda all'affresco oggi restaurato con tanta perizia e ritengo perciò che l'affresco possa risalire almeno a qualche secolo prima del secolo XVIII.

Ad ogni modo con la mia opinione nulla cambia di una devozione che ha già quattro secoli di storia sicura.

Che l'affresco sia della fine del secolo XVIII o anteriore, non si diminuisce affatto il culto del popolo sorano alla Madonna delle Grazie.

 
 
 
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