Cap 5 La Madonna delle Grazie dal 1860 a 1890 - Madonna delle Grazie Sora

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Cap 5 La Madonna delle Grazie dal 1860 a 1890

Storia

LA MADONNA DELLE GRAZIE DAL 1860 AL 1890

La Chiesa della Madonna delle Grazie dovette sempre essere visitata da molti sorani e l'affluenza della popolazione nelle feste dovette essere sempre grande: infatti, nel 20 maggio del 1860, le autorità religiose permisero che si svolgessero solennemente la prima volta le Sante Quarantore lassù.


Si sa che il 22 maggio, giorno di chiusura di quella prima esposizione, fu portato processionalmente il Santissimo sulla sommità del monte; la processione, girando attorno al Fortino, qui sostò per la prima benedizione da un altarino allestito per l'occasione.

Antica facciata del Santuario  prima della ristrutturazione

La seconda benedizione fu data prima del ritorno in chiesa da un altro altare, preparato a sinistra della chiesa. Intervenne la banda e furono sparati non pochi mortaretti.

Purtroppo per i quattro anni seguenti non si svolsero più sul monte di Sora le Quarantore: erano presenti nella città, in seguito agli avvenimenti del 1860, le truppe piemontesi e fin dal 31 luglio del 1861 sia la Chiesa di S. Rocco sia la Chiesa della Madonna delle Grazie erano state ridotte a quartieri di soldati.

Contemporaneamente in quei giorni erano stati occupati anche il Palazzo Vescovile, il Seminario, la Cattedrale e il Palazzo Annoni presso il Ponte di Napoli.

Antico affresco della Madonna delle Grazie prima del restauro

Eppure, proprio in quell'anno 1861, il 16 aprile, era stata posta mano alla sopra-elevazione della fabbrica della Madonna delle Grazie, solamente nella parte superiore e laterale dell'Altare Maggiore con volta a canne. I restauri erano stati affidati a Giuliano Lombardi. Quando si erano fatti il 28 maggio di quell'anno i conti delle spese, queste ascesero a circa 60 ducati, di cui 30 furono sborsati dal Capitolo di S. Restituta, padrona della Chiesa (come dice il documento), e 30 dai devoti, e specialmente da Giovanni Bilancetti che in maggior parte contribuì alla somma.

Dopo quei lavori la Chiesa fu occupata dai soldati e cosi, l'11 agosto del 1861, festa di S. Gerardo, il Capitolo di S.Restituta che aveva fatto trasportare privatamente nella Chiesa della Patrona di Sora dal monte la statua del Santo, espose il Braccio di Lui in cornu Evangelii su un tavolino, collocato davanti alla balaustra del presbiterio. Quindi, nella Chiesa di S. Restituta e non in quella della Madonna delle Grazie si svolsero il 10 agosto i Vespri solenni e fu celebrata la Messa cantata il giorno seguente.

Una funzione in tono minore con semplice messa, vespro e benedizione, si ebbe il 3 luglio 1862, il domani della festa della Madonna delle Grazie. Fu illuminata solo a facciata della Chiesa sul monte senza banda e senza spari.

A questo punto è legittimo trarre una conseguenza: se chi ci ha lasciato queste memorie ci ha fatto notare che la celebrazione della festa del 1862 si svolse senza pompa alcuna, vuol dire che, prima degli avvenimenti succeduti al 1860, le feste del 2 luglio si erano svolte lassù con splendore e magnificenza.

Ma i tempi cominciarono a migliorare. Così, il 2 luglio 1863, pur stazionando ancora il picchetto di Guardia dei soldati nella sacrestia della Chiesa della Madonna delle Grazie, la festa riuscì più solenne. La facciata della chiesa sul monte e le vie di Sora furono illuminate mentre furono accesi grandi fuochi artificiali a Piazza Nova. La Novena, però, fu fatta nella Chiesa di S. Restituta.

Invece, nel 1865, tornò tutto normale, come nella tradizione dei secoli, come nel desiderio dei devoti della Madonna. Il 2 luglio di quell'anno si rivissero ore di grande giubilo popolare sul monte nella chiesa che non aveva più assistito a funzioni religiose dal 1861 e neppure aveva visto più la folla dei Sorani che si era recata a maggio lassù per il Mese Mariano, fin da tempi immemorabili.

Se ne erano andati dal dicembre 1864 i soldati del Corpo di Guardia che erano rimasti per oltre tre anni nella sacrestia e nel camerone dietro la chiesa!

Fin dal 23 giugno aveva avuto inizio una solenne Novena e durante tutti i giorni precedenti alla festa, restò fisso lassù un sacerdote per le confessioni dei fedeli che pensarono a tutte le spese.

Preposto e sacerdoti intervennero assieme ad una moltitudine di devoti alle funzioni di quei giorni e soprattutto alla giornata del 2 luglio. La montagna, la Chiesa della Madonna delle Grazie e Sora furono completamente illuminate: spari a non finire, girandola sul monte e fuochi artificiali a Piazza Nova.

Nel 1866, serena come una volta, ricominciò anche la devozione delle Quaranta Ore, dalle vicende contrarie dei tempi. Preposto e Canonici di S. Restituta, due Padri Passionisti ed altri sacerdoti della città furono presenti il 22, 23 e 24 aprile; intervenne la Banda l'ultima sera.

Le Confraternite di Sora, venute lassù processionalmente, visitarono il Sacramento. Nelle tre sere tre giovani seminaristi recitarono discorsetti in onore di Gesù Sacramentato tra l'edificazione di tutti.

La facciata della Chiesa e buona parte della montagna furono illuminate.

Nella processione finale, che si svolse dalle ore 22 fino alle ore 24, vale a dire fino all'Ave Maria, si arrivò fino al Fortino: furono impartite tre benedizioni da altarini improvvisati e preparati con lusso ed eleganza. La cronaca ci parla di una serata eccezionale per pietà cristiana e per affluenza di popolo.

Nel 1867 si iniziarono i lavori di restauro e di ampliamento nella Chiesa della Madonna delle Grazie: era ormai diventata troppo piccola e aveva bisogno di essere rimessa a nuovo. Li esigeva i lavori la popolazione che accorreva sempre più numerosa sul monte a venerare la Madonna.

La vigilia della festa del 2 luglio (era Domenica), con licenza dei superiori, si lavorò alacremente per tutta la giornata onde terminare il tetto di copertura al prolungamento della Chiesa. Fu addobbata la chiesa e ornata di lampadine per il giorno seguente.

Era stata preceduta, come al solito, la festa dalla Novena al mattino e dal Triduo alla sera con la benedizione del Venerabile.

Le spese furono tutte a carico del ceto artigiano della città (gli artisti) con a capo Pasquale Lauri. Si ripetette la pia pratica del Manto mentre tutte le funzioni religiose furono di grande edificazione.

Non mancò la banda; la sera, poi, si procedette all'estrazione di una tombola che andò a beneficio della fabbrica della Chiesa.

Con fervore rinnovato si aprì il 1° maggio 1868 il Mese Mariano, una devozione che Sora si è fatta ormai tradizione commovente.

Furono, intanto, terminati i lavori iniziati nel 1867. Mediante la vendita di voti d'oro e d'argento, da cui s' erano ricavati 90 ducati, e mediante le oblazioni dei devoti, che trasportarono anche gratuitamente, da Sora sul monte, materiale d'ogni genere, calce, pietre, legname, mattoni, canali, si era messa mano nel 1867 al prolungamento della chiesa ed alla costruzione di un atrio davanti alla medesima. L'opera era rimasta incompleta per esaurimento di mezzi: a principio di giugno del 1868 la parte aggiunta era ancora senza volta e senza tetto e neppure era stato tirato fino alla giusta altezza il muro della facciata; mancava pure il mattonato nella parte aggiunta. Durante tutto il giugno, quindi, si diede l'ultima mano alla fabbrica e finalmente il 29 giugno era stato tutto terminato: anche la campana era stata situata alla estremità della facciata, che guarda Oriente, mediante la costruzione di un sol pezzo di muro ad arco proprio nel sito destinato al campanile.

Chi narra la celebrazione della festa tradizionale della Madonna delle Grazie in quel 2 luglio del 1868 non può nascondere il suo entusiasmo e l'entusiasmo dei sorani.

La festa era stata preparata dalla Novena e dal Triduo: partecipazione dei Passionisti, del Preposto, dei Canonici di S. Restituta e di altri sacerdoti alle funzioni religiose;

Messa in musica e panegirico recitato dal Canonico Cocchi; illuminazione della facciata della Chiesa e del monte circostante fino a Piazza S. Restituta; 4 tamburi e Banda. Alla sera su palchi accoglienti trattenimento musicale in Piazza S. Restituta e infine i fuochi a Piazza Nova al Colle di S. Maria.

Nel 1869, il 2 luglio la festa della Madonna delle Grazie non ebbe uno svolgimento inferiore per solennità agli anni precedenti. Mi piace ricordare nella mia monografia che le Autorità locali (per quali motivi non è detto) non accordarono al Comitato promotore dei festeggiamenti il permesso di sparare i mortaretti. Ma i sotterfugi e i modi di eludere le disposizioni non mancarono mai nella vita degli uomini e dei popoli: infatti, gli artisti (gli artigiani festaroli), fingendosi cacciatori, di tanto in tanto nella giornata spararono sul monte colpi di fucile.

Oltre alla Banda cittadina di 30 persone, fu invitato alla festa anche il Concerto di Pescosolido di 24 persone, fornite di buoni strumenti. Alla Messa solenne il discorso fu tenuto da D. Luigi Carnevale, che fu poi buon oratore e benemerito professore di filosofia nel Seminario di Sora fino al primo decennio del nostro secolo.

Il 13 maggio del 1870, Matteo Camera di Amalfi, autore di una Istoria di Amalfi in tre grossi volumi, che desiderò mantenere un voto fatto a S. Gerardo venerato nella Chiesa della Madonna delle Grazie fin dal secolo XVI, donò al Santo una pianeta di broccato antico con fiori in oro e ornata di metallo dorato. La pianeta, benedetta dal Preposto Carlo Piazzoli lo stesso giorno, fu portata nella Chiesa della Madonna delle Grazie perché fosse usata la prima volta il posdomani, 15 maggio, in occasione delle 40 ore.

Anche nel 1870 fu celebrato il 2 luglio in maniera particolare per merito dei festaroli Pasquale Lauri e Pietro Accettola. Alla Messa l'orazione panegirica fu recitata dal Canonico Pasquale Rosati e tutto si svolse con splendore come negli anni precedenti. L'artista Lorenzo Bianchi chiuse la festa a Piazza Nova con l'accensione dei fuochi artificiali.

Ebbe luogo anche in quell'anno l'esercizio del Manto e dalla cronaca apprendiamo che la pia pratica era stata introdotta nel 1825 dal Canonico Penitenziere Francesco Lanna allorché prese possesso della Prepositura di S.Restituta. Il Manto era stato introdotto non solo per la devozione profonda del popolo sorano alla Madonna delle Grazie ma anche perché fosse la popolazione occupata nella preghiera durante le ore del pomeriggio e si evitassero sul monte spiacevoli inconvenienti.

L'ultima notizia, trovata nel diario che mi è stato utilissimo nel presente lavoro storico, riguarda il 1890. La festa della Madonna delle Grazie in quell'anno fu celebrata con la consueta solennità interna ed esterna. Una novità: la sera del 2 luglio, fu portata in processione dalla sua chiesa sul monte la Reliquia della Madonna nella Chiesa di S.Francesco, ove ufficiò per qualche tempo provvisoriamente il Capitolo di S. Restituta, mentre veniva restaurato per desiderio del vescovo Raffaele Sirolli il tempio della Protettrice.

Un'altra novità: oltre alla illuminazione di Piazza S.Restituta, fu illuminata anche la strada Transliri, ove si svolsero il trattenimento musicale e l'accensione di fuochi artificiali, preparati dal giovane Perruzza di Sora.

Prima che la processione dal monte scendesse in città, era stato già tenuto un discorso dal Preposto ai fedeli; quando poi il corteo passò per Piazza S. Restituta, pronunziò un altro discorso alla grande massa di popolo che cantava le lodi di Maria il giovane sacerdote D.Vincenzo Bruni.

A questo punto mi perdonino i lettori se sento il dovere di esprimere i miei sentimenti di affetto e di gratitudine verso questo esemplare e dottissimo sacerdote, che mi fu maestro per tanti anni e che mi volle veramente bene. Lo ricordo sempre con venerazione: la sua immagine austera ma paterna mi è ancora presente dopo oltre 50 anni dalla sua scomparsa, avvenuta alla fine di gennaio del 1924. Fu mio Rettore nel Seminario durante la mia adolescenza; e dopo il terremoto del 1915 fu il mio insegnante di greco in quinta ginnasiale, di filosofia al liceo, di Teologia Dommatica nel corso teologico.

Sono felicissimo di poter ricordare in questa monografia storica Mons. Vincenzo Bruni, figura insigne di sacerdote, di educatore, di maestro.

 
 
 
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