Cap 10 Il panorama superbo - Madonna delle Grazie Sora

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Cap 10 Il panorama superbo

Storia



UN PANORAMA SUPERBO


Non è facile descrivere il panorama che l'occhio può abbracciare stando sul piazzale fuori della Chiesa della Madonna delle Grazie. Tre visioni distinte di lassù.

Guardando a sud-est, è immenso lo spettacolo che hai davanti: oltre all'antica città di Sora, si ha di fronte anche la città che si è andata sviluppando al di là del Liri in tutte le direzioni dopo il terremoto del 13 gennaio 1915.

Chi scrive queste pagine ricorda che al di là del fiume prima di questa data si contavano le case lungo la strada nazionale che porta in Abruzzo: pochi palazzi sorgevano oltre la magnifica galleria di alberi d'alto fusto che fiancheggiavano la Nazionale da Ponte di Napoli a Ponte di Ferro; e poche erano le costruzioni attorno a Piazza Garibaldi e all'inizio del Viale S. Domenico; poche erano le case nei pressi dell'attuale Piazza S. Lorenzo e nel Borgo S. Nicola; qualcuna se ne incontrava prima di arrivare alla Villa del Conte Canofari (oggi Villa Angelina); e niente altro.

La Stazione ferroviaria era isolata e allora si trovava lontana dal centro; nel 1976, invece, essa, anche se alla periferia, è diventata una cosa sola con Sora.

Veramente, anche nel periodo che successe al terremoto, oltre alle baracche lungo il Viale S. Domenico, a chi guardava dal Piazzale della Madonna delle Grazie erano visibili qua e là in lontananza nella campagna di Sora qualche villa e molte case. La campagna sorana è stata sempre popolata e il nostro contadino ha preferito restare nei suoi campi per trarre da essi col suo lavoro frutti sempre maggiori. Ma oggi anche le case in campagna sono molto più numerose di prima e aumentano vertiginosamente di giorno in giorno.

Lo spettacolo che oggi si può contemplare dal Piazzale della Madonna delle Grazie ha del miracoloso se facciamo il confronto col 1915. E quale sarebbe stato lo sviluppo di Sora se non ci fosse stata, soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale, l'emigrazione di migliaia di sorani nel Canada e negli Stati Uniti o altrove?

Allungando, dunque, lo sguardo al di là del nastro verde del Liri, si gode ora una visione superba. Il lungo rettilineo di Via Napoli, a destra e a sinistra, è quasi una continuazione di palazzi, di villette e di belle costruzioni, che si collegheranno (non è difficile prevederlo) in un prossimo domani con la Chiesa di S. Domenico ove Sora confina con Isola del Liri. Ed ecco la Cartiera del Sole, Carnello, le colline lambite dal Fibreno, Broccostella, le palazzine che da poco sono nate al di qua e al di là della salita della Quercia fra una ricchissima vegetazione. Poi, tornando più vicino all'occhio il panorama, eccole caserme per il 57° Battaglione motorizzato Abruzzi, il complesso grandioso del nuovo Ospedale sulla via di Campoli e, più su, Campoli, Pescosolido, Forcella, e giù Valle Radice con la sua pineta, con la Nazionale che conduce a Valle Roveto; è tutto un inseguirsi di case!

Chiudono la scena, come in cerchio, lontani i nostri monti, per alcuni mesi invernali bianchi di neve. C'è un po' di tutto nel panorama di cui ho accennato solo i punti più belli.
Se poi dal terrazzo della chiesa della Madonna delle Grazie ti affacci al versante di sud-ovest ti apparirà un'altra visione ampia, ma non per questo meno bella: sono le montagne di Sora che si prolungano fino ai confini di Veroli, mentre in basso da Forca alla Madonna della Neve e al Convento dei Passionisti, da S. Giorgio al Carpine, dalla Selva alla Figura, c'è tutta una rigogliosa campagna consacrata al lavoro e al progresso.

La zona che viene dopo il Borgo S. Rocco ha fatto in costruzioni molta strada negli ultimi 30 anni; e le case che si incontrano nell'antica via di Sora che dalla Madonna della Neve porta alla Selva e sono sparse per tutta la campagna, risultano tanto fitte, da darci l'impressione di una sola città: sembra di trovarci davanti a tante frazioni di Sora. Ormai diminuiscono anno per anno le aree fabbricabili nel territorio della città.

Infine, se poi, sempre dal terrazzo occidentale della Chiesa, guardi a nord verso il Castello di S. Casto, l'Arx Sorana, il panorama si fa diverso: a pittoresco si aggiunge il rupestre. Dietro la Croce altissima di ferro, che fu issata ne 1974 e alla base della quale si sale per 13 gradini di cemento, tra piccoli e grandi, si apre allo sguardo di chi porta l'occhio in alto lo spettacolo più bello: a cominciare dalla cima e poi scendendo giù, lungo il pendio scosceso sono cresciuti i moltissimi pini e cipressi che vi furono piantati da circa trenta anni.

Quando si viene in macchina a Sora per la strada della Selva e si guarda lassù si rimane estasiati ammirando; lo stesso effetto fanno anche i pini e i cipressi piantati e cresciuti nelle pendici orientali di S. Casto.

Però, visti dal Piazzale della Chiesa della Madonna delle Grazie, quindi a distanza ravvicinata, e soprattutto dal versante occidentale, e all'ora del tramonto, quegli alberi sono un incanto.

Che sarà quando essi saranno cresciuti di più?

Forse sarà una delle cose più belle la Sora di oggi lascerà alle generazioni che verranno.

 
 
 
 
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